Studio Salute e sicurezza Gestione dei rischi Rischi comuni Sicurezza antincendio
Scheda 06 · Rischio incendio
Introduzione alla
sicurezza antincendio.
Calore (innesco), combustibile e ossigeno: rimuovere anche uno solo dei tre elementi impedisce o estingue la combustione.
Norme tecniche di prevenzione incendi (RTO + RTV): un sistema di regole modulari per progettare la sicurezza antincendio.
Criteri generali di progettazione, realizzazione ed esercizio per le attività NON soggette a controllo VVF.
La maggior parte degli incendi è prevenibile. I responsabili dei luoghi di lavoro e degli edifici aperti al pubblico possono evitarli assumendo la responsabilità del rischio e adottando comportamenti e procedure corrette. Questa pagina fornisce le indicazioni di base; per le sostanze che causano incendio ed esplosione è prevista una guida separata.
Il triangolo del fuoco
Gli incendi hanno bisogno contemporaneamente di tre cose per innescarsi e propagarsi. Eliminarne anche solo una rende impossibile la combustione.
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01
Calore — fonte di innesco
L'energia che porta il combustibile alla temperatura di accensione: una scintilla, una fiamma, una superficie surriscaldata.
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02
Combustibile
Una sostanza che può bruciare: solidi (legno, carta), liquidi (oli, solventi), gas (metano, GPL), polveri.
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03
Ossigeno (comburente)
Normalmente presente nell'aria che ci circonda (~21%). Sotto al 15% la combustione si interrompe.
Sorgenti tipiche
EsempiFonti di innesco
- Apparecchi di riscaldamento (stufe, termoventilatori)
- Illuminazione (faretti alogeni, lampade ad alta potenza)
- Fiamme libere (saldatura, taglio, cucine, candele)
- Apparecchiature elettriche e quadri sovraccarichi
- Materiale dei fumatori (sigarette, fiammiferi, accendini)
- Scintille elettrostatiche, attriti meccanici
- Superfici molto calde di motori o impianti
EsempiFonti di combustibile
- Legno, carta, cartone, imballaggi
- Plastiche, gomma, schiume isolanti
- Tessuti, indumenti, tendaggi
- Liquidi e solventi infiammabili
- Gas combustibili (metano, GPL, idrogeno)
- Polveri combustibili (segatura, farina, alluminio)
- Rifiuti, scarti di lavorazione, mobili obsoleti
Cosa devi fare
I datori di lavoro (e, per gli altri edifici, i proprietari o i gestori) devono effettuare la valutazione del rischio incendio e tenerla aggiornata. È parte integrante della valutazione dei rischi prevista dall'art. 28 del D.Lgs. 81/2008 e segue lo stesso approccio metodologico, come specificato dal Minicodice (DM 3 settembre 2021) per le attività NON soggette a controllo VVF.
Sulla base della valutazione, devono essere predisposte misure di sicurezza antincendio adeguate per ridurre al minimo il rischio di lesioni o perdita di vite umane in caso di incendio. La valutazione va rivista e aggiornata regolarmente, e ogni volta che cambiano gli impianti, i materiali stoccati, l'organizzazione del lavoro o la destinazione d'uso.
La logica del Codice (DM 3 agosto 2015)
Il Codice di Prevenzione Incendi introdotto con il DM 3 agosto 2015 ha sostituito le vecchie norme verticali con un unico impianto modulare: una Regola Tecnica Orizzontale (RTO) applicabile a tutte le attività e una serie di Regole Tecniche Verticali (RTV) per specifici settori (autorimesse, alberghi, scuole, depositi). L'obiettivo è arrivare a soluzioni di sicurezza misurabili, basate su livelli di prestazione adattati al rischio reale dell'attività.
Le due strategie · prevenzione e protezione
La valutazione deve identificare cosa potrebbe causare l'innesco di un incendio, quali sostanze possono bruciare e quali persone sono esposte. Una volta individuati i rischi, agisci su due fronti.
Prevenire l'incendio
- tenere separate le fonti di innesco dai materiali infiammabili (distanze di sicurezza, depositi dedicati);
- evitare incendi accidentali (riscaldatori stabili, impianti elettrici a norma DM 37/2008, manutenzione regolare);
- garantire una buona pulizia in ogni momento, evitando accumulo di scarti, polveri o rifiuti combustibili;
- controllare i lavori a caldo (saldatura, taglio) con permesso di lavoro e presidi adeguati;
- vietare il fumo nelle aree a rischio, con apposita segnaletica UNI EN ISO 7010.
Proteggere le persone
- rilevare l'incendio precocemente con rivelatori di fumo e calore (UNI 9795);
- avvertire le persone con sistemi di allarme (campane, sirene, EVAC vocale);
- installare l'attrezzatura corretta per lo spegnimento iniziale (estintori UNI EN 3, naspi e idranti UNI EN 671);
- mantenere le vie di esodo e le uscite di sicurezza chiaramente segnalate e libere da ostacoli in ogni momento;
- assicurare la formazione del personale e svolgere esercitazioni periodiche (almeno una volta all'anno).
Attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco
Il D.P.R. 151/2011 elenca 80 attività soggette al controllo di prevenzione incendi e le suddivide in tre categorie a rischio crescente, con adempimenti progressivamente più stringenti.
Categoria A
Attività a basso rischio e standard tecnici consolidati. È sufficiente la SCIA antincendio asseverata.
Categoria B
Rischio intermedio. Valutazione del progetto da parte del Comando VVF prima dell'avvio + SCIA.
Categoria C
Rischio elevato. Valutazione del progetto, SCIA e controllo di conformità con sopralluogo dei VVF.
Gestione della sicurezza in esercizio
Il DM 2 settembre 2021 ha riorganizzato gli obblighi di gestione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro in esercizio ed in emergenza, e ha aggiornato i livelli di formazione degli addetti antincendio (livello 1 — basso rischio, livello 2 — medio rischio, livello 3 — alto rischio). La manutenzione degli impianti è invece disciplinata dal DM 1 settembre 2021, che stabilisce frequenze e qualifiche del personale.
Riferimenti normativi
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Professionista antincendio iscritto negli elenchi del Ministero dell'Interno. Gestisco tutte le pratiche e la formazione degli addetti livello 1, 2 e 3.